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Palermo, UniPa contribuisce alla Carta dei mari italiani

05/05/2026

Palermo, UniPa contribuisce alla Carta dei mari italiani

I professori Attilio Sulli e Mauro Agate, del Dipartimento DiSTeM - Scienze della Terra e del Mare dell’Università degli Studi di Palermo, hanno contribuito alla realizzazione della “Carta Strutturale dei mari italiani”, uno strumento scientifico pensato per rappresentare in modo organico le principali strutture geologiche presenti nei fondali marini del Paese.

La Carta, consultabile online, offre un quadro aggiornato delle unità tettoniche e delle strutture geologiche che caratterizzano i mari italiani, dalle profondità abissali alle dorsali sommerse. Il progetto mette insieme dati raccolti e studiati nel corso di anni da enti di ricerca e università, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza dell’assetto geologico delle aree sommerse e dei processi che hanno modellato il Mediterraneo.

Un progetto nazionale con ISPRA, CNR, INGV e università

La Carta è stata realizzata dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’ISPRA, in collaborazione con CNR-ISMAR, INGV, OGS e le Università di Genova, Palermo, Roma Tre e Trieste. Il contributo dell’Ateneo palermitano si inserisce quindi in un lavoro scientifico condiviso, nato dalla cooperazione tra strutture pubbliche di ricerca e mondo accademico.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del programma europeo EMODnet Geology, European Marine Observation and Data Network, che raccoglie e rende accessibili attraverso un portale web grandi quantità di dati geologici marini acquisiti nei decenni nei mari europei. La disponibilità di dati aperti e interoperabili consente di costruire una base comune per nuove ricerche, per la pianificazione e per la gestione sostenibile dell’ambiente marino.

Fondali, faglie e vulcani sommersi del Mediterraneo

La penisola italiana è circondata da bacini marini con età, profondità e caratteristiche geologiche molto diverse. Sotto la superficie del Mediterraneo si estende un sistema complesso fatto di montagne sommerse, vulcani, scarpate, faglie e bacini, modellati nel corso di milioni di anni dall’evoluzione della crosta terrestre.

La nuova Carta permette di leggere queste strutture all’interno di un quadro complessivo, distinguendo aree di avampaese, zone di subduzione, sistemi vulcanici, bacini di retroarco e bacini oceanici mesozoici. L’integrazione dei dati disponibili in letteratura consente di comprendere meglio le relazioni tra i diversi domini geologici e i contatti tra le placche che compongono la crosta terrestre.

Uno strumento per ricerca, sicurezza e blue economy

La mappatura dei fondali marini ha un valore che va oltre la ricerca scientifica. I dati raccolti possono supportare la tutela dell’ambiente, la pianificazione delle infrastrutture offshore e la valutazione della sostenibilità di opere come cavi, condotte e impianti energetici. La conoscenza delle strutture sommerse è inoltre rilevante per la sicurezza rispetto a rischi legati ad attività vulcanica e sismica, terremoti, maremoti e frane sottomarine.

La Carta potrà contribuire anche allo studio delle georisorse presenti nei bacini che circondano l’Italia, strettamente legate alla storia geologica di ciascuna area. Nel quadro della strategia marina europea, il progetto rappresenta una base utile per la blue economy, inclusa la ricerca di fonti alternative di energia, l’individuazione di siti per impianti eolici e geotermici e altre applicazioni legate alla gestione delle risorse marine.

Per la comunità scientifica, la Carta Strutturale dei mari italiani si configura come un documento di riferimento e come punto di partenza per ulteriori studi. Il contributo dell’Università di Palermo conferma il ruolo della ricerca accademica nello sviluppo di strumenti capaci di unire conoscenza geologica, tutela ambientale e pianificazione del futuro spazio marino.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.