Caricamento...

Palermo365 Logo Palermo365

Palermo, 32 fermi nel mandamento di Brancaccio: sequestri e perquisizioni

22/04/2026

Palermo, 32 fermi nel mandamento di Brancaccio: sequestri e perquisizioni

Un nuovo colpo al mandamento mafioso di Brancaccio è stato sferrato nelle prime ore di ieri a Palermo, dove, su delega della Procura della Repubblica – Direzione distrettuale antimafia, è scattata una vasta operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’esecuzione di 32 provvedimenti di fermo di indiziato di delitto. Nel mirino soggetti ritenuti riconducibili alle articolazioni mafiose di Brancaccio, Roccella-Guarnaschelli e Corso dei Mille, al centro di un’indagine che ha ricostruito assetti, ruoli e interessi del gruppo criminale tra il 2023 e il 2026.

Indagine triennale su estorsioni, droga, armi e affari

L’inchiesta è stata condotta dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Palermo e dalla Squadra Mobile della Questura di Palermo con il supporto della S.I.S.C.O., sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia. Secondo quanto emerso, il mandamento avrebbe continuato a esercitare una presenza strutturata sul territorio, mantenendo una forte capacità intimidatoria e un controllo capillare di attività illecite tradizionalmente riconducibili a Cosa Nostra.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, estorsione aggravata, detenzione di armi, trasferimento fraudolento di valori e associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, oltre ad altri delitti aggravati dal metodo mafioso e dall’agevolazione dell’organizzazione criminale. Il quadro investigativo delineato dagli inquirenti descrive una struttura ancora pienamente operativa, capace di muoversi tra il controllo militare del territorio e una crescente proiezione verso interessi economici e imprenditoriali.

Proprio questo aspetto rappresenta uno dei punti più rilevanti dell’indagine. Le risultanze investigative, infatti, indicano una mafia che non avrebbe abbandonato la propria vocazione violenta, ma che avrebbe affiancato alle modalità tradizionali una strategia più moderna, orientata alla gestione affaristica di segmenti del mercato legale. Una trasformazione che, secondo gli investigatori, punta a ottenere profitti elevati riducendo al minimo l’esposizione al rischio giudiziario.

Sequestri di aziende, immobili e conti correnti

Contestualmente ai fermi, gli investigatori stanno eseguendo numerose perquisizioni personali e locali disposte dall’autorità giudiziaria. È stato inoltre eseguito un decreto di sequestro preventivo che riguarda aziende, immobili e conti correnti, in relazione a ipotesi di autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Un passaggio che punta a colpire non soltanto la componente militare del sodalizio, ma anche il patrimonio e i circuiti economici ritenuti funzionali alla sua sopravvivenza.

L’indagine aveva già prodotto risultati significativi nel corso della sua evoluzione. Gli inquirenti ricordano infatti l’arresto in flagranza di sei soggetti, l’esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare in carcere e il sequestro di un arsenale composto da cinque pistole, un fucile a pompa, una carabina e due mazze chiodate. A questi si aggiungono tre chili di hashish e circa 13 mila euro in contanti, elementi che per gli investigatori confermano l’attualità della minaccia e la capacità del gruppo di mantenere un ruolo attivo sul terreno criminale.

Oltre 450 uomini impiegati nel blitz tra carabinieri e polizia

La fase esecutiva dell’operazione ha richiesto un imponente dispiegamento di forze. Sono stati impiegati oltre 450 uomini, tra personale dei Nuclei Investigativi, dei Gruppi di Palermo e Monreale, Squadre di Intervento Operativo, Aliquote di Primo Intervento, unità cinofile e il 9° Nucleo Elicotteri dell’Arma. A supporto anche il Reparto Prevenzione Crimine di Sicilia e Calabria, la Polizia Scientifica, ulteriori unità cinofile e un elicottero del IV Reparto Volo della Polizia di Stato.

L’operazione restituisce l’immagine di un mandamento che, secondo gli investigatori, avrebbe continuato a gestire in modo coordinato estorsioni, traffico di droga, disponibilità di armi e redistribuzione di risorse economiche, comprese quelle destinate al sostegno dei sodali detenuti. Un sistema che, pur adattandosi ai mutamenti del contesto, avrebbe conservato i tratti tipici dell’organizzazione mafiosa: forza intimidatrice, controllo del territorio e capacità di infiltrazione nei circuiti economici.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to