Palermo istituisce il Forum permanente delle culture e sceglie il dialogo come metodo di governo
11/04/2026
Palermo compie un passo che ha un peso politico e civile preciso, dando ufficialmente avvio al Forum permanente delle culture, organismo pensato come luogo di consultazione, partecipazione e confronto tra le comunità straniere presenti in città e le realtà laiche, istituzionali e religiose che operano sul territorio in ambito interculturale e nella tutela dei diritti. L’insediamento dei rappresentanti, avvenuto al Centro internazionale di fotografia “Letizia Battaglia” dei Cantieri Culturali alla Zisa, segna l’inizio di un percorso che l’amministrazione comunale presenta come strutturato e non occasionale, destinato a incidere sul rapporto tra istituzioni cittadine e pluralità culturale.
Il dato che emerge con maggiore chiarezza è la volontà di trasformare la presenza delle comunità in una dimensione riconosciuta anche sul piano della partecipazione pubblica. Dei 63 componenti previsti dalla delibera di Giunta, 43 hanno aderito alla manifestazione di interesse promossa lo scorso dicembre, un numero che restituisce già l’idea di un coinvolgimento concreto e di una domanda di rappresentanza che chiede spazi stabili, ascolto e strumenti di interlocuzione con il governo della città.
Alla cerimonia di insediamento erano presenti il sindaco Roberto Lagalla, l’assessore ai Rapporti con le Comunità Fabrizio Ferrandelli e il presidente del Consiglio comunale Giulio Tantillo, a conferma del rilievo che il Comune intende attribuire al nuovo organismo.
Un organismo stabile per dare forma alla partecipazione interculturale
Il Forum è stato istituito con la Deliberazione di Giunta comunale n. 287 del 12 settembre 2025 e nasce con una funzione che supera la dimensione simbolica. Non è pensato come semplice sede di rappresentanza, né come spazio celebrativo della diversità culturale, ma come un luogo in cui le diverse comunità etniche e culturali della città possano contribuire attivamente alla definizione delle politiche interculturali. In altre parole, il Comune sceglie di costruire una sede nella quale la pluralità non venga soltanto riconosciuta, ma organizzata come interlocutore della vita pubblica.
È un passaggio che assume rilievo particolare in una città come Palermo, da sempre attraversata da storie di mobilità, scambi, stratificazioni linguistiche e religiose. La dimensione multiculturale, qui, non è una cornice recente né una formula di circostanza. È parte della storia urbana e del suo immaginario civile. La scelta dell’amministrazione, però, punta a fare un passo ulteriore: trasformare questa eredità in un dispositivo di partecipazione capace di generare proposte, intercettare bisogni e accompagnare in modo più strutturato il rapporto tra comunità e istituzioni.
Dal riconoscimento della diversità alla costruzione di politiche cittadine
Nelle parole del sindaco Roberto Lagalla, il Forum rappresenta uno strumento per rendere Palermo una città più inclusiva, aperta e partecipata. Ma il punto più interessante del suo intervento sta nel riferimento al carattere operativo del nuovo organismo. L’obiettivo dichiarato è dare voce alle comunità culturali presenti sul territorio e favorire una partecipazione attiva alla vita pubblica, contribuendo alla definizione delle politiche interculturali cittadine. È qui che il Forum prova a collocarsi: non a margine dell’azione amministrativa, ma dentro un processo di elaborazione che riguarda il modo in cui la città pensa se stessa e organizza la convivenza.
Il richiamo alla tutela dei diritti, del resto, chiarisce che la questione non riguarda soltanto il dialogo tra culture, ma anche la qualità democratica degli strumenti messi a disposizione di chi vive Palermo da cittadino, residente, lavoratore, studente o appartenente a una comunità migrante. Un forum permanente può avere senso soltanto se riesce a diventare sede di ascolto reale, mediazione e proposta, evitando di trasformarsi in un contenitore formale o in una vetrina istituzionale senza ricadute concrete.
Un’opportunità per leggere Palermo nella sua composizione reale
Anche l’assessore Fabrizio Ferrandelli ha insistito su un aspetto rilevante, definendo il Forum non solo uno strumento di inclusione, ma soprattutto di interazione. La distinzione non è secondaria. Inclusione, nel linguaggio pubblico, rischia talvolta di suggerire un movimento unidirezionale, nel quale qualcuno viene accolto dentro uno spazio già definito. Interazione, invece, implica reciprocità, trasformazione, riconoscimento dell’altro come soggetto che partecipa alla costruzione del contesto comune. In questa chiave, il Forum può diventare davvero una risorsa per la città, se saprà tradurre la presenza delle comunità in capacità di confronto, proposta e corresponsabilità.
Ferrandelli ha ricordato anche un dato che restituisce la complessità del tessuto palermitano: in città sono presenti 113 etnie. È una cifra che rende immediatamente visibile l’ampiezza del campo di lavoro e la necessità di strumenti capaci di tenere insieme differenze, esperienze, domande e sensibilità molto diverse. Il coinvolgimento della U.O. Casa dei diritti e della Presidenza del Consiglio comunale segnala la volontà di accompagnare questo processo con un impianto istituzionale riconoscibile, che provi a dare continuità a un lavoro destinato, inevitabilmente, a misurarsi con temi complessi.
La nascita del Forum permanente delle culture, dunque, non risolve da sola le questioni che attraversano una città plurale, ma introduce una scelta di metodo: riconoscere che il dialogo interculturale ha bisogno di sedi stabili, che la convivenza non si costruisce per automatismo e che la diversità, per diventare davvero una ricchezza collettiva, deve poter contare su strumenti di parola, rappresentanza e confronto. Palermo, con questo passaggio, prova a tradurre in forma istituzionale una parte importante della propria identità storica e contemporanea.