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Palermo, furti d’auto e “cavallo di ritorno”: 9 misure

01/06/2026

Palermo, furti d’auto e “cavallo di ritorno”: 9 misure

Una banda specializzata nei furti d’auto, nel riciclaggio dei pezzi di ricambio e nelle estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno” è stata disarticolata dalla Polizia di Stato a Palermo. Gli agenti del Commissariato “Porta Nuova” hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale, su richiesta della Procura, nei confronti di nove persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al furto pluriaggravato di veicoli a motore, riciclaggio ed estorsione. Le indagini hanno documentato 55 furti tra aprile 2024 e febbraio 2025, per un giro d’affari stimato in circa 2 milioni di euro.

Auto rubate, smontate o restituite dietro riscatto

L’inchiesta è nata dal susseguirsi di furti di autovetture, seguiti in alcuni casi dal ritrovamento e dalla restituzione ai proprietari dopo pochi giorni. Spesso i veicoli venivano riconsegnati in condizioni compromesse, privati di parti meccaniche, componenti di carrozzeria o elementi interni destinati ad alimentare il mercato nero dei ricambi.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, una parte delle auto rubate veniva utilizzata per ottenere pezzi destinati alla riparazione di altre vetture danneggiate, spesso acquistate da officine a prezzi molto bassi. Un sistema capace di generare guadagni consistenti attraverso la cannibalizzazione dei mezzi e la successiva rivendita delle componenti.

In altri casi, invece, entrava in gioco il cosiddetto “cavallo di ritorno”: dopo il furto, i presunti appartenenti al gruppo avrebbero cercato un contatto con il proprietario del veicolo, prospettando la restituzione dell’auto in cambio del pagamento di una somma di denaro.

La base logistica in viale Regione Siciliana

Le indagini del Commissariato “Porta Nuova” hanno permesso di delineare l’esistenza di un gruppo criminale organizzato, con una cabina di regia unica e una base logistica situata al piano terra di uno stabile in viale Regione Siciliana. All’interno di quei locali, secondo la Polizia, venivano custoditi veicoli rubati, anche di grossa cilindrata, in attesa dello smontaggio.

Nel sito sono stati trovati diversi dispositivi utilizzati per agevolare l’attività criminale. Tra questi, inibitori di frequenze, i cosiddetti jammer, ritenuti utili per neutralizzare i sistemi Gps installati sui mezzi sottratti, e apparecchi elettronici impiegati per avviare forzatamente le autovetture.

Il meccanismo operativo era studiato nei dettagli. Le auto da rubare venivano individuate sulla pubblica via, preferibilmente in zone prive di videosorveglianza e nelle ore notturne. Dopo il furto, il mezzo veniva spostato in un luogo ritenuto sicuro, in attesa del trasferimento verso la base di smontaggio o del contatto con il proprietario per l’eventuale richiesta di denaro.

Staffette, apripista e addetti allo smontaggio

La presunta organizzazione poteva contare su motoveicoli e autoveicoli utilizzati come staffette, oltre a furgoni cabinati destinati al trasporto dei pezzi di ricambio già smontati o allo smaltimento delle componenti non rivendibili.

Durante il trasferimento verso la base di viale Regione Siciliana, i mezzi rubati sarebbero stati scortati da altri soggetti con compiti di staffetta e da “apripista” incaricati di verificare l’eventuale presenza di pattuglie delle forze dell’ordine lungo il percorso.

Una volta arrivati nel sito, sarebbero iniziate rapidamente le operazioni di smontaggio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la filiera criminale prevedeva ruoli precisi: supervisori, addetti al furto, staffette, apripista, addetti allo smontaggio, anche con turni di lavoro fino a 15 ore consecutive, e addetti alla rivendita dei pezzi.

Trenta indagati e sette officine controllate

Oltre ai nove destinatari della misura cautelare, risultano 30 persone indagate in stato di libertà, a vario titolo, per concorso in furto, concorso in estorsione e ricettazione. In due occasioni, alcuni indagati sarebbero stati intercettati dagli investigatori sulla pubblica via a bordo di mezzi ancora carichi di pezzi provenienti da autovetture rubate.

Nel corso dell’operazione sono state controllate anche sette officine. Due sono state poste sotto sequestro: una nella zona di corso Calatafimi e una nell’area di Montegrappa. All’interno sarebbero state rinvenute diverse componenti smontate dai veicoli rubati.

L’attività investigativa ha così ricostruito, secondo l’accusa, l’intera filiera del furto d’auto: dalla scelta del veicolo alla sottrazione, dal deposito alla scomposizione, fino alla ricollocazione dei pezzi sul mercato illecito.

Un mercato nero da milioni di euro

Il giro d’affari stimato in circa 2 milioni di euro mostra la dimensione economica del fenomeno. Il furto d’auto, in questo contesto, non sarebbe stato un episodio isolato o occasionale, ma parte di un sistema strutturato, continuo e organizzato, capace di rispondere alla domanda illegale di ricambi e di generare profitti attraverso più canali.

La Polizia sottolinea che le condotte contestate dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento. La responsabilità penale degli indagati sarà definita solo con eventuale sentenza passata in giudicato, nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to