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Palermo, due fermi per propaganda jihadista: l’indagine si allarga anche a tre minorenni

10/04/2026

Palermo, due fermi per propaganda jihadista: l’indagine si allarga anche a tre minorenni

Un’indagine antiterrorismo sviluppata tra Palermo, la provincia di Trapani e altre connessioni emerse online ha portato all’esecuzione di due decreti di fermo di indiziato di delitto e di cinque perquisizioni personali, locali e informatiche, delineando un quadro che gli investigatori ritengono segnato da una radicalizzazione avanzata e da una intensa attività di propaganda jihadista sui social network. L’operazione è stata condotta dalla Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Palermo e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo.

I provvedimenti eseguiti nella mattinata del 7 aprile 2026 hanno riguardato due cittadini stranieri domiciliati a Palermo, accusati di istigazione a delinquere aggravata dalle finalità di terrorismo. Parallelamente, la Procura presso il Tribunale per i Minorenni ha disposto due decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti minorenni stranieri residenti a Marsala, indagati per detenzione abusiva di armi da sparo. I loro nomi, secondo quanto ricostruito, sarebbero emersi nel corso dell’attività investigativa come contatti dei soggetti raggiunti dal fermo.

La propaganda online e i segnali di radicalizzazione

Secondo gli inquirenti, i due indagati fermati avrebbero diffuso attraverso profili attivi su TikTok e Instagram contenuti di propaganda jihadista, con richiami espliciti alla Jihad, al martirio religioso e all’uso delle armi come strumento di lotta contro l’Occidente e contro quelli definiti “miscredenti”. Non si tratterebbe, nella lettura investigativa, di contenuti occasionali o provocatori, ma di una produzione sistematica e coerente con un percorso di radicalizzazione già avanzato.

Le pubblicazioni monitorate mostrerebbero infatti una fascinazione insistita per la violenza, per gli esplosivi e per l’immaginario militante dello Stato Islamico. Fra i materiali acquisiti figurano immagini della Casa Bianca in fiamme con il vessillo dell’ISIS al posto della bandiera statunitense, fotografie e video di gruppi armati islamisti, riferimenti a figure simboliche della galassia jihadista come Osama Bin Laden e Abū Muḥammad al-ʿAdnānī, oltre a contenuti celebrativi di attentatori suicidi.

Gli investigatori parlano di messaggi che avrebbero superato la dimensione dell’adesione ideologica per spingersi verso un’esplicita istigazione all’azione violenta. In alcuni passaggi monitorati comparirebbero infatti richiami all’eliminazione dei “miscredenti”, all’attacco delle “loro città” e alla guerra religiosa come destino inevitabile. È dentro questa cornice che la Procura ha qualificato le condotte come penalmente rilevanti, attribuendo loro una finalità terroristica.

Video, simboli e addestramento: i contenuti al centro dell’inchiesta

Tra gli elementi ritenuti più significativi c’è la diffusione di un video che, sullo sfondo della bandiera dello Stato Islamico, rappresenterebbe atti di violenza su persone inginocchiate e ammanettate, vestite con tute arancioni, tra le quali sarebbe riconoscibile anche l’attuale presidente degli Stati Uniti. Il contenuto era accompagnato da un testo in arabo e inglese dal tono apertamente minaccioso, rivolto all’America e ai suoi alleati, costruito attorno all’idea di una guerra inevitabile e di una vittoria fondata sul martirio.

Altre pubblicazioni, secondo la ricostruzione della DIGOS, insistevano sulla simbologia islamista in modo altrettanto esplicito: bandiere americane strappate e sostituite dal vessillo dello Stato Islamico, frasi celebrative sulla rinascita della “nazione di Maometto”, richiami alla gloria della Jihad. A queste si aggiungerebbero contenuti che ritraggono gli indagati durante attività di preparazione atletica e addestramento fisico, attraverso sport da combattimento, accompagnati da canti religiosi assimilabili ai Nasheed, da lodi ad Allah e, in alcuni casi, anche dal gesto dello sgozzamento.

Tra le immagini ritenute più indicative dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico vi sarebbe anche quella della Shahada, la professione di fede islamica, accostata alla raffigurazione di un fucile d’assalto AK-47. Un abbinamento che, per gli investigatori, assumerebbe un significato preciso nel contesto di una comunicazione già fortemente orientata all’esaltazione della lotta armata.

Il coinvolgimento dei minorenni e gli esiti delle perquisizioni

L’indagine ha fatto emergere anche la posizione di tre minorenni stranieri, due presenti nella provincia di Trapani e uno nel Nord Italia, accomunati — secondo la Polizia — da una marcata fascinazione per le armi. Nei confronti dei due giovani localizzati nel Trapanese sono stati eseguiti i decreti di perquisizione personale e domiciliare. Il monitoraggio dei rispettivi profili social avrebbe documentato numerose pubblicazioni su Instagram e TikTok nelle quali comparivano mentre maneggiavano pistole semiautomatiche e armi da taglio, con richiami alla simbologia islamica.

Al termine delle operazioni, i due destinatari del fermo sono stati trasferiti alla Casa circondariale Pagliarelli di Palermo. Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare numerosi dispositivi e strumenti informatici; a carico di uno dei fermati è stata trovata anche una replica di pistola mitragliatrice priva del tappo rosso, insieme ad altri oggetti recanti simbologie islamiste. Nell’abitazione dei due minorenni residenti in provincia di Trapani è stata invece sequestrata una pistola semiautomatica soft-air, anch’essa priva del tappo rosso.

La vicenda, adesso, entra nella fase di verifica giudiziaria. Resta fermo il principio, richiamato anche dagli inquirenti, secondo cui tutti i soggetti coinvolti devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale accertamento definitivo di responsabilità con sentenza irrevocabile. Sul piano investigativo, tuttavia, l’operazione conferma quanto il fronte del radicalismo online continui a essere osservato con estrema attenzione, soprattutto quando la propaganda si salda alla fascinazione per le armi, alla costruzione identitaria militante e alla possibile influenza su soggetti molto giovani.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.